Italocanadesi alla berlina?
Non senza preoccupazione ho notato alcuni articoli pubblicati sulla stampa di lingua inglese che potrebbero configurarsi come altrettanti siluri diretti alla comunità italiana.Il Toronto Star, a partire dal 21 settembre, ha parlato di alcuni esponenti del sottobosco italiano che vivono nella GTA - ma è stata soprattutto Vaughan, e Woodbridge in particolare, a finire alla berlina (certo, ci si è anche affrettati a dire che la comunità italiana - bontà loro - è nella grossa sostanza, seria e dedita al lavoro) per poi passare, sempre da parte dello stesso giornale, alla campagna per la leadership liberale di Joe Volpe, con dovizia di articoli a tutta pagina in cui si rimestano la questione dei contributi baby (per la quale Volpe è stato multato ma pende un ricorso) e quella della manciata di tessere viziate, pur se gravemente (mi pare nove), quando altri, accusati di peccati anche simili, hanno beneficiato di menzioni che, al confronto, appaiono di straforo. Il 15 ottobre, poi, un nuovo articolo (in esclusiva) sullo Star accusa la campagna di Volpe di aver reclutato personale i cui pagamenti sono stati effettuati (o solo anticipati per motivi di urgenza, contesta l'interessato) da un ente caritativo.
Mi dispiace, ma il tutto puzza di strumentalizzazione.Mi spiego: perché fare un'inchiesta sul sottobosco italiano, dimenticando che esistono sottoboschi in altre, forse tutte, le comunità, e che tutte, proprio tutte, hanno qualche pera marcia? Fosse stata fatta un'inchiesta sul crimine, non avrei avuto niente da dire. Ma "targare" questo crimine mi fa nascere dei dubbi. Vado forse troppo in là se penso che, da un lato, Volpe è l'unico italocanadese rimasto in lizza per la leadership liberale, dall'altro, a giorni si terranno le elezioni comunali con larga partecipazione di candidati italiani?
Che il marito italocanadese della candidata a sindaco di Vaughan Linda Jackson, Mario Campese, ha preferito cambiare l'indirizzo sui biglietti da visita da Woodbridge a Vaughan e poi addirittura a Kleinburgh, per non rischiare di essere confuso con "gli italiani corrotti di Woodbridge" (Il Sun dell'8 ottobre)? Sarò un ingenuo, ma mi chiedo: chi e perché ha fatto fare alla ruota, quella della tortura, il primo giro?
Gino Bucchino Deputato della Ripartizione Nord e Centro America
(LO SPECCHIO 20 ottobre 2006)