Messaggio in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile tenutesi al Columbus Centre di Toronto il 25 aprile 2006 
 
Cari connazionali, 
le incombenze di inizio legislatura in Italia mi costringono a stare lontano e a non essere presente a questa manifestazione che pure ho fortemente voluto. Tuttavia, nonostante la lontananza, sappiate che mi sento partecipe e, con orgoglio, celebro insieme a tutti voi una giornata che è fondamentale nella storia d’Italia. 
Sessantuno anni fa il nostro Paese usciva da un lungo tunnel per iniziare una faticosa rinascita. Le distruzioni della guerra, anzi dovrei dire di due guerre, una militare, l’altra civile che aveva spaccato il Paese in due tronconi, in due fronti, gravavano come macigni e costringevano a scelte dolorose. Si preparava il cammino verso un referendum il cui risultato consegnava all’Italia una nuova veste repubblicana. Anche allora il risultato fu striminzito, esattamente — in strano parallelo — come quello della consultazione elettorale che si è appena conclusa. Fra mille difficoltà l’Italia si risollevò, ma non senza pagare un ulteriore, dolorosissimo tributo causato dalla necessità: l’emigrazione, che tanti dei nostri anziani, allora, hanno dovuto affrontare. Da quel salto nell’ignoto è scaturito un contributo di civiltà che voi, emigrati di allora, da cui noi abbiamo tratto l’esempio, avete dato al mondo. 
Da quel lontano 25 aprile ebbe origine un processo democratico che portò l’Italia ad abolire la pena di morte e ad adottare una Costituzione all’avanguardia quanto a conquiste civili. Onore, quindi, ai caduti di allora, ai nostri Padri fondatori, a tutti coloro che hanno saputo lottare, a dispetto delle difficoltà, sia all’interno dei confini italiani che fuori di essi, in tutto il mondo. 
Oggi, con la nuova legislatura che sta per aprirsi, l’Italia si trova di nuovo ad affrontare il problema costituzionale: l’Italia è stata spezzettata in tante realtà regionali. Dobbiamo dire basta a questa balcanizzazione dell’Italia, e il mezzo è a portata di mano: il referendum confermativo che sta per tenersi entro poche settimane e in occasione del quale vi invito tutti, nel modo più chiaro e inequivocabile, a esprimere un forte “no” alla riforma costituzionale che la precedente maggioranza ha approvato dietro un ricatto della Lega. 
Cari amici, qui non si tratta di esprimere un voto partitico: si tratta di ridare all’Italia quell’unità che è costata sangue, moti, quattro guerre d’indipendenza, se tale consideriamo la Prima Guerra Mondiale. Mettiamoci una mano sulla coscienza e pensiamo a quale Italia vogliamo per noi e i nostri cari. 
A Roma, adesso, ci attende un compito gravoso per il quale voi ci avete eletti: far riaprire i termini per il riacquisto della cittadinanza, sistemare le anagrafi per non ripetere lo scempio del diritto al voto negato a tanti di voi, varare un programma che restituisca la speranza agli italiani e la dignità a chi vive all’estero, senza mai perdere di vista la solidarietà nei confronti dei meno fortunati . 
Questi valori, scaturiti dal 25 aprile di sessantuno anni fa, sono gli stessi valori che oggi riproponiamo. Come allora, siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo nell’interesse supremo dell’unità e della concordia. 
Gino Bucchino, 
deputato della ripartizione America Settentrionale e Centrale