Corriere Canadese(Toronto)  
 
 Lizzola: «Italia federale come il Canada» Bucchino: «è a rischio l'unità del 
  Paese» 
REFERENDUM - Le ragioni del "Sì" e del "No" in vista del voto sulla riforma costituzionale 
Di ALAN PATARGA  
TORONTO - Il «modello Canada» e «il rischio di un'Italia con cittadini di serie A e di serie B». Non potrebbero essere più inconciliabili i punti di vista di chi, in vista del referendum confermativo sulla riforma costitu-zionale che - se definitivamente approvata - farà dell'Italia uno Stato federale, si schiera per il "Sì" o per il "No".Votare "Sì" significa approvare la riforma fortemente voluta dalla Casa delle Libertà e ispirata, in larga parte, al federalismo di stampo leghista. Votare "No" vuol dire invece schierarsi per il mantenimento della Costituzione qual è (fatta salva la mini-riforma federale del 2001 varata dal governo di centrosinistra di Giuliano Amato) dal '48.A oltre quindici anni dal suo ingresso nel dibattito politico italiano, la parola "federalismo" fa ancora paura. Perché se il centrodestra presenta la riforma varata sul finire del 2005 come una ventata di «modernità per le arrugginite istituzioni del Paese», l'Unione parla senza mezzi termini di «rischi per l'unità nazionale» e «squilibri tra Nord e Sud». Come se si scrivesse "federalismo", ma si leggesse "secessione", "egoismo", "ognuno per sé e chi non ce la fa, pazienza".Con una contrapposizione così radicale ed ideologica, i comitati per il "Sì" e per il "No", in Italia come all'estero, non potevano non ricalcare la fisionomia dei due schieramenti politici italiani.LE RAGIONI DEL Sì In Canada, il Comitato per il "Sì" al referendum sulla "devolution" è composto essenzialmente dai leader dei partiti della Cdl: Claudio Lizzola, vicepresidente di Azzurri nel mondo, l'organizzazione per gli italiani all'estero di Forza Italia; Carlo Consiglio per An-Comitato Tricolore; Vittorio Coco per l'Udc; Guido Renzi per la Lega Nord.«Il sistema federale italiano così come l'ha approvato il centrodestra lo scorso anno - spiega Lizzola - rispecchia per molti versi quello che noi possiamo vedere tutti i giorni qui in Canada. Meglio di chi vive in Italia, dove le persone - non avendo mai "provato" il federalismo - possono immaginarsi di tutto, noi che abitiamo in Canada possiamo toccare con mano la bontà di questo modello. Il principio che dovrebbe far preferire uno Stato federale a uno Stato centralista è che, in quello federale, l'amministrazione dei servizi sta il più vicino possibile a chi ne deve usufruire. I cittadini, insomma, più facilmente potranno far sentire la loro voce ai governi regionali, più prossimi a loro, di quanto non sia accaduto finora quando era a Roma che si decideva tutto. Il centrosinistra dice che questa riforma lederà i diritti dei cittadini italiani: ma questa, come tante altre, è una critica ingiusta. Non è vero, ad esempio, come vorrebbero invece far credere gli esponenti dell'Unione, che ci si potrà curare - con il nuovo sistema - soltanto nella regione di appartenenza. Chiunque potrà andare a curarsi ovunque, il diritto alla salute è uguale per tutti. E non è vero nemmeno che la cosiddetta "devolution" spaccherà l'Italia: creare una federazione di regioni non cambierà granché nella vita di tutti i giorni degli italiani, semplicemente i governi locali potranno godere di maggiore autonomia. Per noi cittadini all'estero, poi, ci sarà anche un "piccolo" vantaggio: alla Camera i deputati passeranno dagli attuali 630 a 518, e il peso al momento del voto in Aula degli eletti nella Circoscrizione estero raddoppierà, dall'1,9 per cento di oggi al 3,5. Ma a parte questo ci sono tanti altri punti che fanno di questa una bella riforma, che può essere anche migliorata, perché c'è tempo fino al 2011 perché entri tutta in vigore: penso all'introduzione del "premierato", ossia della figura di un primo ministro "forte", più espressione di chi l'ha votato e meno in balìa dei partiti: un primo ministro che potrà "licenziare" un ministro senza dover per questo provocare una crisi di governo, un leader in grado di guidare il Paese, con il potere di sciogliere le Camere - esattamente come avviene in Canada - quando non ci fossero più le condizioni per far funzionare bene il Parlamento. Ecco, il Canada è la dimostrazione concreta che questo sistema funziona: scegliere questo significa scegliere la modernità, contro la conservazione di chi vuole inchiodarci per sempre a una Costituzione scritta nel 1948 con la paura di un allora possibile e oggi invece impossibile ritorno del fascismo. Se perdiamo quest'occasione, rimarremo indietro di sessant'anni, con un'Italia vecchia e malfunzionante, per altri vent'anni». 
le ragioni del no Di tutt'altro avviso è invece Gino Bucchino, deputato dell'Unione eletto in Canada e membro del locale Comitato per il "No": «Ne fanno parte, oltre me - spiega - anche Fulvio Florio, Franco Gaspari e Giovanni Scarola per Toronto; Giovanni Rapanà per Montréal; Domenico Marozzi per Edmonton; Rocco Di Trolio per Vancouver. In programma abbiamo incontri e interventi in diverse città, abbiamo stampato oltre 50mila volantini a colori per informare gli aventi diritto al voto sul referendum e su come votare, visto che la propaganda su radio e tv - secondo le regole imposte dal governo canadese - non è consentita. Insomma, stiamo facendo del nostro meglio e ci aspettiamo una risposta forte per il "No", specie qui all'estero».Quanto al quesito referendario, «partiamo da un riferimento importante - sottolinea Bucchino - e cioè l'unità d'Italia. Può essere giusto riformare la Costituzione, ma a certe condizioni, la nostra Carta fondamentale non va demolita come vorrebbe fare il centrodestra. Innanzitutto è una questione di metodo: riforme così importanti devono trovare un consenso ampio, vanno fatte tutti insieme, non a colpi di maggioranza come ha fatto la Cdl. Ma anche nel merito ce ne sono di cose da dire: se passa questa riforma saranno lesi diritti fondamentali come quello alla salute e quello all'istruzione. Si creeranno cittadini di serie A e cittadini di serie B, con i residenti delle regioni più povere che non potranno farsi curare come chi risiede nelle zone più ricche del Paese. Faccio un esempio: i bambini della Puglia saranno curati peggio di quelli della Liguria, perché a Genova c'è l'ospedale Gaslini, avanzatissimo in fatto di pediatria, che sarà accessibile ai soli liguri. E questo per parlare di sanità. Anche l'autonomia alle regioni in materia di polizia è inquietante: così passa il concetto "leghista" del farsi giustizia da soli. Passiamo all'istruzione: secondo noi dovrebbe rimanere uguale per tutti in tutta Italia, evitando che nelle regioni dominate dalla Lega vengano insegnate a scuola idee separatiste. Quanto all'ordinamento dello Stato, quello che più spaventa è lo strapotere che la nuova riforma assegna al primo ministro: molto più di quanto accade qui in Canada, il capo del governo avrà voce in capitolo su tutto, mentre noi restiamo legati a una Repubblica parlamentare, come la vollero i Padri costituenti, senza possibilità di derive autoritarie. Derive inaccettabili ma che, se passa la devolution, diventano - almeno sulla carta - possibili. Per carità, tutto si può cambiare e si può sempre ragionare di riforme, ma l'Italia non è pronta a un cambio così radicale della sua anima. E anche alcuni partiti del centrodestra, tutto sommato, sembrano darci ragione: Forza Italia e Lega sono convinti, ma An e Udc sembrano piuttosto in imbarazzo nello spiegare a chi li vota di solito che questa Italia spaccata sia un bene per il Paese. Comunque i sondaggi che circolano ci fanno ben sperare: il "No" sarebbe avanti di almeno dieci punti percentuali». 
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 Bucchino: «La priorità sono i consolati» 
Italiani all'estero: «Danieli in pole position, ma vedrei bene anche uno di noi» 
Di Luigi de Biase  
TORONTO - La ristrutturazione della rete consolare è il primo impegno che Gino Bucchino, insieme a tutti gli altri parlamentari eletti nelle circoscrizioni estero, vuole portare a termine. L'onorevole dei Democratici di sinistra è tornato a Toronto dopo la prima sessione di lavori alla Camera, e la comunità italiana lo ha salutato con gli onori che si devono al primo deputato della città eletto a Montecitorio.Domenica pomeriggio Gino Bucchino ha salutato oltre 300 persone nel corso di un incontro con i sostenitori della recente campagna elettorale. Non mancavano esponenti politici torontoniani.«Le prime sedute del governo - dice Bucchino al Corriere Canadese, facendo il punto sulla situazione italiana all'indomani della vittoria di Romano Prodi - hanno portato a galla una serie di preoccupazioni sullo stato del Paese. Prima fra tutte la condizioni dei conti. Se non ci sono i soldi non si può fare nulla. Ma abbiamo comunque la speranza, assolutamente fondata, di trovare i fondi necessari a mandare in porto i primi progetti senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini».Quali misure verranno adottate per evitare di ricorrere alla tassazione?«Una delle cose che sicuramente verranno fatte è la lotta all'evasione fiscale, anche dal punto di vista culturale. I parlamentari eletti in Nordamerica, peraltro, possono dare un aiuto molto importante grazie alle loro esperienze personali. Abbiamo nelle nostre radici il concetto che le tasse si devono pagare, che l'evasione è un major crime».A proposito di tasse: una dichiarazione dell'ex premier Berlusconi, nei giorni scorsi, ha riaperto il dibattito sul voto degli italiani all'estero. Berlusconi dice che non dovrebbero votare perché non pagano le tasse. Lei come ha accolto questo commento?«Berlusconi sta cercando di dare gli ultimi colpi di coda. Ma sono colpi di coda senza testa. Se è per quello, gli italiani all'estero non godono neppure degli stessi servizi di cui godono gli italiani in Italia. Non pagheremo le tasse, ma con le nostre rimesse continuiamo ad arricchiere il Paese, dopo averlo tenuto in piedi durante gli anni Cinquanta». 
Fronte istituzionale: che novità ci sono per quel che riguarda il sottosegretariato per gli Italiani nel mondo?«La decisione verrà presa con ogni probabilità il Primo giugno, durante il Consiglio dei ministri. In questo momento l'orientamento che prevale è a favore del senatore Franco Danieli, esponente della Margherita. Si tratta di un "addetto ai lavori", di una persona informata che conosce molto bene la situazione delle comunità italiane nel mondo. Nel caso venisse nominato, assicureremo la nostra collaborazione e la nostra vigilanza, pronti ad intervenire per risolvere le questioni che ci stanno più a cuore. Prima fra tutte quella della rete consolare. Ma, naturalmente, preferiremmo che fosse un parlamentare eletto all'estero a ricoprire quella carica». 
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 Gino Bucchino spiega lo stop a Danieli 
«Non è una pregiudiziale sulla persona ma un discorso di metodo» 
Di Roberto Cavagnaro  
Sul nome di Danieli nel ruolo di viceministro per gli Italiani nel mondo non c'è nessun veto, ma sul metodo della scelta non si transige: le consultazioni svolte dal governo non devono escludere nessuno. È questo il senso del messaggio che cinque parlamentari diessini (il senatore Micheloni e i quattro deputati Bafile, Bucchino, Farina e Fedi) hanno voluto inviare al neoministro degli Esteri D'Alema, proprio a cavallo tra i voti di fiducia alle due Camere. Il gruppetto dei cinque aveva battuto i pugni sul tavolo dopo che giovedì il vicepremier si era incontrato solo con i senatori dell'Unione (incluso lo stesso Micheloni), per ricevere le loro indicazioni sull'affidamento della delega per gli italiani all'estero. Un dissenso sul metodo, il loro, manifestato attraverso una lettera inviata al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro D'Alema.Che si era però aggiunto all'altra protesta dell'Italia dei valori, a sua volta delusa per la cancellazione del ministero per gli Italiani nel mondo quando pareva ormai assegnato a Leoluca Orlando. Diciamo la verità: per la rappresentanza al Parlamento italiano delle nostre comunità, come inizio non sembrava davvero un granché. Ed è pur vero che il governo Prodi è completo da quasi una settimana, con tanto di giuramento di ministri, vice e sottosegretari, tranne che alla casella riguardante proprio gli italiani nel mondo. Ma, secondo le parole di Bucchino, sentito ieri sera al termine di una cena alla quale era stato invitato insieme agli altri undici deputati "esteri" dal presidente della Camera Bertinotti, tutte le incomprensioni dovrebbero essere state superate.«Il ministro D‚Alema - ha spiegato l'onorevole - ha completato oggi pomeriggio (ieri, ndr) le consultazioni sentendo noi cinque firmatari della lettera e gli altri deputati "esteri" dell'Unione. Ribadisco ancora una volta che la nostra iniziativa era volta a contestare il metodo usato e non certo i singoli nomi proposti per la delega agli Italiani nel mondo. Vale a dire Danieli, Orlando e Intini». 
Il colloquio con il vicepremier, durato circa un'ora, è stato secondo Bucchino più che proficuo anche nell'ottica di quella che sarà la futura collaborazione fra parlamentari e governo. «Per noi l'incidente è chiuso - ha spiegato il deputato Ds - Ma è valsa la pena di rischiare di esporsi alle strumentalizzazioni da parte del Centrodestra su nostre presunte divisioni: è stato meglio fare subito chiarezza nei rapporti con l'esecutivo e non rinunciare alla dignità di parlamentari».Nel vertice D'Alema ha riassunto la rosa dei tre nomi sul tavolo, ricordando che fra essi resta in pole position Danieli. Ma i cinque firmatari della lettera hanno comunque voluto provare a riproporre l'ipotesi di una scelta che ricada direttamente su uno degli eletti all'estero. «Il vicepremier - ha precisato Bucchino - ci ha assicurato che al Consiglio dei ministri di venerdì aggiungerà questa nostra proposta a quelle dei tre nomi. Qualunque esito ne scaturirà, noi non opporremo alcuna critica. Ma certamente saremo pronti in futuro a ricorrere ad ogni forma di controllo sull'operato del viceministro: con le interpellanze parlamentari o con ogni altra arma politica a nostra disposizione».Oggi a Montecitorio, prima del voto di fiducia al governo, è iscritta a parlare Marisa Bafile. La deputata dell'America Latina interverrà a nome del gruppo estero dell'Unione dopo che ieri il suo nome è stato estratto a sorte e riassumerà i temi più urgenti da affrontare per gli italiani nel mondo: al primo posto c‚è la ristrutturazione della rete consolare. 
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 Bucchino e Bafile: «Agli Esteri D'Alema» 
«Nel programma dell'Unione ci sono tutti gli argomenti che ci interessano» 
Di NICCOLÒ MARRAS  
Marisa Bafile e Gino Bucchino sono estremamente felici dell'elezione di Giorgio Napolitano e delle premesse che ci sono nel nuovo governo per quanto riguarda l'attenzione verso gli italiani all'estero.Entrambi si dicono estremamante favorevoli, anzi lo auspicano, all'assegnazione del ministero degli Esteri a Massimo D'Alema.Bafile, eletta in Venezuela, e unica donna dei 18 parlamentari provenienti dall'estero, vorrebbe «o D'Alema o Fassino», «mi sentirei tranquilla perché conoscono l'estero e hanno una visione internazionale dell'Italia e della politica che saprebbero gestire».Bafile inoltre fa notare la grande levatura di D'Alema nella gestione dell'elezione sia dei presidenti delle Camere che in quella del Capo dello Stato. «D'Alema ha dimostrato grandi doti di statista e ideali e principi etici di altissimo livello. E anche se aveva tutte le carte in regola per aspirare ad una delle due cariche, per ben due volte si è messo da parte».Anche Gino Bucchino sottolinea la levatura di D'Alema e il «suo fare un passo indietro». «Sono convinto che gli Esteri vadano a lui - dice il parlamentare di Toronto -, speriamo che non ci sia, contrariamente alle previsioni, nessun altro passo indietro».Bucchino, che venerdì sarà a Toronto, «solo per tre giorni», aggiunge, è estremamente soddisfatto di due altri fatti. Il primo riguarda la sensibilità e l'interesse del governo di centrosinistra a intervenire sui problemi degli italiani all'estero e l'altro aspetto riguarda una lettera firmata da tutti e 18 gli eletti all'estero che invieranno oggi al presidente Bertinotti per gestire meglio gli impegni parlamentari. «Abbiamo proposto - dice Bucchino - di stare a Roma 20 giorni al mese e gli altri 10 ognuno nel proprio collegio elettorale, sia in Italia che all'estero, questo permetterà a tutti i parlamentari di stare più vicini al proprio collegio e alle persone e svolgere una migliore azione di coordinamento con Roma e con il governo. Ufficiosamente, Bertinotti ha già detto di sì».I due parlamentari sono soddisfatti dell'approccio dei leader del centrosinistra con i parlamentari esteri.«Se il buon giorno si vede dal mattino - dice Bafile - avremo degli ottimi risultati». «Abbiamo avuto un approccio serio ai nostri problemi già dalla prima giornata a Roma. Prodi è un uomo pratico ed è andato subito al sodo. Per noi va benissimo, non vogliamo parole ma risultati concreti». E Gino Bucchino a tal proposito aggiunge: «Ci stiamo incamminando sui binari dell'alta velocità». «C'è la certezza che nel programma di Prodi ci siano tutti gli argomenti che riguardano l'estero. Sono argomenti per noi estremamente importanti quali il rinnovamento della rete dei consolati, l'aiuto ai deboli e ai bisognosi, un nuovo modo di fare cultura».Bucchino racconta anche che ci sono tanti altri argomenti in ballo e riguardano sì l'aspetto culturale che l'aspetto degli affari.«Dobbiamo guardare alla cultura antica degli italiani per proiettarci verso il futuro e questo vuol dire guardare agli affari e al Made in Italy in modo nuovo».«In tutto questo - aggiunge Bucchino - il ruolo della lingua italiana è fondamentale. Non dobbiamo pensare ad una lingua scolastica ma basata sulla cultura, L'italiano deve divenire una lingua culturale internazionale. Se facciamo questo sviluppiamo anche i nostri affari e promuoviamo al meglio tutto ciò che è prodotto in Italia e che piace all'estero».Bucchino parla di «riforme», «dobbiamo guardare ai giovani, dobbiamo pensare al futuro e tutto questo è inserito nel programma di Prodi».C'è fiducia quindi nel nuovo governo guidato da Romano Prodi e grande soddisfazione per la nomina di Napolitano.«Nonostante l'atteggiamento dell'opposizione e nonostante i pochi voti di differenza che ci sono - continua il parlamentare torontino -, il governo è unito. Anzi proprio l'atteggiamento dell'opposizione ci rende più uniti. Certo ci potrà essere qualche incidente di percorso, visto che parliamo di numeri». 
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 «Nessun eletto all'estero nel governo» 
Bucchino: probabile un viceministro, forse la Sbarbati. Presentato a Prodi il programma per gli italiani nel mondo 
Articolo pubblicato il: 2006-05-05  
 
 
Diciamo subito che ci sono due notizie: una buona e una cattiva. Onorevole Bucchino, cominciamo da quella cattiva. 
«Nonostante le richieste - spiega al Corriere Canadese il neodeputato torontino dell'Unione, Gino Bucchino, in questi giorni a Roma - difficilmente uno di noi eletti all'estero avrà responsabilità di governo inerenti agli italiani nel mondo. Diciamo che al 99,99 per cento la persona che erediterà il ruolo di Mirko Tremaglia sarà un italiano residente in Italia». 
Fuori il nome. 
«Per il momento non c'è nulla di sicuro, ma in questi giorni si parla insistentemente di Luciana Sbarbati, leader dei Repubblicani Europei. Si è fatto anche il nome di Antonio Di Pietro». 
Allora le chiedo, "alla Di Pietro": e che c'azzeccano con gli italiani nel mondo 
«Non molto, a dire il vero, ma a noi non interessano gli incarichi. La richiesta di avere il posto di ministro per gli Italiani nel Mondo o di sottosegretario agli Esteri con delega specifica, da parte nostra, era legittima, ma essere certi di ottenerlo, quel posto, è tutta un'altra faccenda. Quella strada non è percorribile: ci sono troppi nomi importanti del centrosinistra da sistemare, e le poltrone sono quelle che sono».Insomma, sarà un ministero o un sottosegretariato«Anche questo è ancora presto per dirlo. Ne abbiamo discusso anche tra noi, e ci sono opinioni divergenti. Perché da un lato cancellare il ministero potrebbe offrire il pretesto al centrodestra per delle critiche gratuite. Dall'altro, avere un viceministro con una forte delega e "col portafoglio", cioè con poteri di spesa, al contrario di com'era Tremaglia, sarebbe molto più utile in termini pratici. L'importante è non ripetere il fiasco di questi anni».Ed è con questa intenzione che avete dettato l'agenda di Prodi.«Nessuna dettatura, ma una piattaforma programmatica che lo stesso futuro premier ci ha chiesto con umiltà: "Ditemi voi cosa c'è da fare", ci ha detto in una prima riunione. E noi abbiamo preso carta e penna e abbiamo messo giù un programma in cinque punti». 
A cominciare 
«A cominciare dal primo punto: "Potenziamento, riforma e rilancio della rete consolare", che è proprio tutta da rifare, da riformare, per l'appunto, per dare dignità gli italiani all'estero. Il secondo punto è quello sulle politiche sociali: chiediamo l'assegno di solidarietà per gli anziani oltre i 65 anni a basso reddito, un provvedimento che verrebbe a costare circa 70 milioni di euro. Quanto alle pensioni, chiediamo una sanatoria dopo la bagarre delle verifiche dei redditi degli ultimi anni».Insomma, la pensione a tutti quelli che l'hanno chiesta. E il terzo punto«è necessario puntare su lingua e cultura, anche attraverso la riforma degli Istituti di cultura e il sostegno alle scuole italiane all'estero. Al quarto punto c'è l'informazione: chiediamo al governo Prodi degli interventi immediati a sostegno dell'editoria italiana all'estero. A tutti i media, non soltanto alla carta stampata, ovviamente salvaguardando chi già da anni - e penso ai quotidiani come il Corriere Canadese - sta lavorando bene per garantire informazione in italiano all'estero. Il governo precedente ha mortificato queste pubblicazioni che invece sono una risorsa importantissima. E ancora: il raddoppio, da 2 a 4 milioni di euro, dei contributi per la cosiddetta "stampa povera". E poi c'è il miglioramento della qualità dei programmi di Rai International». 
Manca il quinto punto
«Indire in tempi rapidi una Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, un'occasione di confronto che il governo di centrodestra - nonostante le promesse - non ha mai voluto offrire».Programma ambizioso. Ce la farete«Io credo proprio di sì, e contiamo di sentire alcune di queste proposte già inserite nel discorso che Romano Prodi terrà per chiedere la fiducia alle Camere. Di certo c'è che noi eletti all'estero siamo decisi a fare causa comune per ottenere questi risultati e altri ancora. A Montecitorio abbiamo addirittura chiesto gli uffici uno accanto all'altro per poterci coordinare meglio». 
E intanto ieri un primo risultato, i parlamentari eletti all'estero, lo hanno ottenuto: Marisa Bafile, deputato di Caracas dell'Unione, è stata indicata dal nuovo gruppo unico dell'Ulivo come segretario d'aula. «è un segnale positivo - commenta l'onorevole del Sudamerica - speriamo che questo periodo di chiacchiere e assestamenti passi presto e di poter cominciare presto a lavorare per portare a casa risultati concreti». 
 
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«Il ministero ad uno di noi» 
Bucchino: «Siamo fiduciosi. Andrebbe bene anche una poltrona agli Esteri» 
Di ROBERTO CAVAGNARO  
Articolo pubblicato il: 2006-05-01  
 
 
Il ministero per gli Italiani nel mondo affidato ad uno dei parlamentari appena eletti dall’estero. E‚ questa la richiesta che domani scivolerà sulla scrivania di Romano Prodi per mano degli undici deputati e senatori dell’Unione. Non c’è un minuto di tregua, dunque, per la delicata situazione politica del Belpaese dopo le maratone per le presidenze di Camera e Senato. Incassate le nomine di Marini e Bertinotti, è facile immaginare che anche il long weekend della Festa del lavoro (oggi in Italia) sia stato speso dal centrosinistra in febbrili trattative per la definizione della futura squadra di governo. Dalla quale i rappresentanti delle comunità all’estero non vogliono restare esclusi. «Siamo fiduciosi che la nostra richiesta sul ministero venga accolta - rivelava Gino Bucchino nel Transatlantico di Montecitorio poco dopo la proclamazione di Bertinotti. Altrimenti potremmo ottenere un posto di rilievo come un sottosegretariato agli Esteri». Il deputato di Toronto non ha nascosto dunque il proprio ottimismo ed ha insistito sulla necessità che un ruolo di governo, quale che sia, venga attribuito comunque ad una personalità proveniente dall’estero. Ovvero ad un profondo conoscitore delle problematiche specifiche, ad una figura che non possa essere vista come imposta da Roma. Alla domanda, poi, su quali siano stati i momenti della giornata più significativi dal punto di vista emotivo Bucchino ha detto di aver molto apprezzato nel discorso del neopresidente della Camera la citazione su don Lorenzo Milani, portatore e simbolo di valori largamente condivisi. Annuiva accanto a lui il collega Marco Fedi (eletto nella circoscrizione Asia-Africa-Oceania). E un istante dopo una pur stanchissima Marisa Bafile, rappresentante per l’America Latina, non ha rinunciato a proporre ai due compagni unionisti di trasferirsi a Palazzo Madama, dove nel frattempo la relativa kermesse non si era ancora conclusa. Soddisfazione manifesta per i primi due giorni trascorsi a Montecitorio era stata espressa anche dallo “svizzero” Antonio Razzi, altro neo-onorevole dell’Unione ma eletto sotto la stella dell’ex pm Di Pietro. «Il gruppo dell’Italia dei Valori ha ottenuto l’eccezionale numero di venti deputati - spiegava Razzi sempre nell’immenso corridoio adiacente l’emiciclo - ed io sono molto contento della festosa accoglienza che i miei nuovi colleghi mi hanno dedicato». In un capannello poco lontano avevamo quindi incontrato Salvatore Ferrigno, l’altro eletto insieme con Bucchino dall’America settentrionale, ma espressione di Forza Italia. E decisamente più preoccupato è stato il suo commento sullo scenario politico determinatosi: «Un’elezione delle presidenze delle Camere tanto travagliata - ha spiegato il deputato - non può che anticipare la nascita di un governo debole che non sarà in grado di fare gli interessi di nessuno. Men che mai dei nostri connazionali all’estero». Per Ferrigno, che giudica l’attuale situazione come transitoria, si sarebbe mostrata una maggior maturità politica optando per un governo di grande coalizione. Di fatto, vien da osservare, un primo esempio di larghe intese fra maggioranza e opposizione al momento potrebbe vedersi solo nella ristretta cerchia dei diciotto neoparlamentari esteri. 
 
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Bucchino: «Abbiamo le idee chiare» Marisa Bafile, Venezuela, unica donna 
Fra le richieste degli 11, recupero della nazionalità, joint venture, anziani e cultura 
Articolo pubblicato il: 2006-04-28  
ROMA - Sarà che il loro numero è undici. Sarà che sono stati eletti in uno schieramento che si chiama Unione. Insomma, i paralleli con un team di calcio e i suoi meccanismi di compattezza sorgono spontanei. E loro, alla vigilia della prima avventura da parlamentari italiani all'estero, sembrano esserne già consapevoli: per tirar fuori qualcosa di buono a vantaggio delle comunità che rappresentano, dovranno fare gioco di squadra.Leggiamo, dunque, la formazione: Renato Turano, Nino Randazzo, Claudio Micheloni ed Edoardo Pollastri al Senato; Gino Bucchino, Marisa Bafile, Marco Fedi, Franco Narducci, Arnold Cassola, Gianni Farina e Antonio Razzi (quest'ultimo con la casacca dell'Italia dei Valori) alla Camera. Messe da parte fin da oggi le emozioni del debutto in aula, non potranno che far fronte comune per non rimanere schiacciati tra le varie emergenze che affolleranno gli ordini del giorno parlamentari. I problemi delle comunità all'estero d'altronde non sono pochi: ci vorranno le idee chiare. «Quelle lo sono da anni - risponde senza esitazioni Gino Bucchino, eletto alla Camera soprattutto grazie ai voti raccolti a Toronto - e io spero che potremo sottoporle all'attenzione del Parlamento fin da subito».Uno dei temi su cui intervenire con più urgenza, secondo Bucchino, è la situazione deficitaria dei consolati, alle prese ormai da anni con una cronica carenza di personale. Ma, domandiamo, in tempi che per l'Italia si prevedono immancabilmente di vacche magre, dove sarà possibile trovare le risorse necessarie per porre rimedio?«La coperta è corta, lo sappiamo, ma io penso che un ritocco al bilancio sia comunque possibile: sto parlando di frazioni di punti percentuali; dovrebbe bastare poco per superare ad esempio i vecchi criteri di assegnazione del personale».Il neodeputato ha assicurato che manterrà più che mai vivi i contatti con le comunità, anche nell'interesse di chi non lo ha votato. Il suo impegno non mancherà verso tutti gli aspetti della vita degli italiani all'estero: i consolati, come detto, ma anche la cittadinanza, l'assistenza e l'informazione, per fare altri esempi. Nella stessa circoscrizione elettorale, ma al Senato, Bucchino potrà contare sul sostegno di Renato Turano, che il bottino di voti lo ha raccolto nella "sua" Chicago.  
Emigrato nel '58 dalla provincia di Cosenza, Turano ha fatto fortuna grazie alla produzione del pane e ammette di non essere stato mai vicino ad alcun partito politico. Ma garantisce anche che proprio la sua esperienza nel campo industriale potrà portare buoni frutti a vantaggio degli italiani all'estero. «In tutto il Nordamerica - ha spiegato il neosenatore - è possibile secondo me spingere per un ingresso massiccio del made in Italy. Si può pensare, ad esempio, a delle joint-venture fra produttori italiani e distributori negli Stati Uniti e in Canada».Scendendo verso sud, e passando quindi nella circoscrizione elettorale dell'America Latina, incontriamo l'unica presenza femminile nel team degli undici: Marisa Bafile, spinta alla Camera dalle preferenze espresse soprattutto in Venezuela, dove vive da anni occupandosi fra l'altro del locale giornale italiano. Alla domanda su quali problematiche dei cittadini che rappresenta vede come priorità risponde distinguendosi dai suoi compagni di squadra: «Al primo posto metterei senz'altro le necessità degli anziani e dei bisognosi in genere. Si potrebbe intervenire, per esempio, con degli assegni di solidarietà».Dall'altra parte del Pacifico, alla Bafile fa eco un neoparlamentare che pure ha a che fare con giornali comunitari: Nino Randazzo, eletto al Senato nell'area Asia-Africa-Oceania, che nella sua lista di punti da affrontare pone il problema del riacquisto della cittadinanza italiana e la valorizzazione della cultura del Belpaese. È lui, inoltre, che più di tutti insiste sulla necessità di trovare fili comuni fra gli eletti all'estero, riportandoci al leit motiv iniziale.Il dipietrista Antonio Razzi, abruzzese stravotato a Lucerna, nella Svizzera tedesca, si spinge anche oltre: «Perché non tendere una mano anche ai nostri colleghi eletti all'estero nell'opposizione?». Difficile dargli torto, quando dovrà prevalere il bene supremo delle nostre comunità.(rob.cav.) 
 
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Senato, anche Pallaro sceglie Marini 
Gino Bucchino incontra Prodi. Dubbi sul ministero per gli Italiani all'estero 
Articolo pubblicato il: 2006-04-27  
ROMA - Mancano due giorni scarsi alla elezione del presidente del Senato, ma le trattative sono ferme ai blocchi di partenza. Da una parte c'è Giulio Andreotti, che punta ad una elezione bipartisan, ma che raccoglie solo l'appoggio della Cdl, e dall'altra l'Unione che sostiene senza tentennamenti Franco Marini per il seggio più alto di Palazzo Madama, anche se sulla carta si può contare solo su maggioranza minima.Al di là dell'atteggiamento di Andreotti, che altre fonti del centrosinistra descrivono invece come una sfinge, e che a sera fa sapere di non aver intenzione di ritirare la sua candidatura, nell'Unione ci si dice sufficientemente sicuri del conteggio dei voti, che darebbe a Franco Marini un discreto margine di vantaggio. La sua candidatura, in effetti, ieri ha guadagnato un ulteriore voto a favore, che lo porterebbe a quota 162, che dovrebbe garantirgli l'elezione al primo scrutinio. Il voto è quello di Luigi Pallaro, l'indipendente eletto nella circoscrizione estera del Sud America, che ha sciolto la sua riserva a favore del candidato dell'Unione, pur facendo dipendere la decisione finale dal mantenimento di non meglio precisati «impegni presi». Nell'Unione, inoltre, si dà ormai per acquisito il voto della senatrice a vita Rita Levi Montalcini, che dovrebbe così ulteriormente rafforzare la candidatura dell'ex leader della Cisl. Tra i senatori a vita resterebbe dubbio l'orientamento del solo Pininfarina, visto che Cossiga conferma il suo sostegno ad Andreotti.Tuttavia, nessuno può dare certezze assolute in votazioni a scrutinio segreto, e l'unica alternativa ad una sfida all'ultimo voto sarebbe una decisione autonoma di Andreotti di ritirarsi. Sul fronte ministeri, si segnala una dichiarazione di Nino Randazzo e Marco Fedi, secondo i quali «è meglio un sottosegretariato forte che lavori in accordo con la Farnesina e gli altri ministeri». Così il senatore e il deputato eletti nella ripartizione Africa-Asia-Oceania hanno risposto ai giornalisti che gli chiedevano notizie sul ministero per gli Italiani all'Estero. Sono usciti soddisfatti dopo oltre un'ora di colloquio con Romano Prodi, deputati e senatori eletti nelle fila dell'Unione nelle circoscrizioni estere. «È stato un bell'incontro - racconta Gino Bucchino, eletto deputato dei Ds in Nordamerica - Prodi ci ha ascoltato mostrando modestia e responsabilità. Ha detto: "Datemi i vostri consigli"». 
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Bucchino: rivedere le liste elettorali 
Il neo deputato da ieri a Roma per l'insediamento 
Articolo pubblicato il: 2006-04-24  
È iniziata ieri l'avventura politica italiana di Gino Bucchino, medico prestato alla politica ed eletto nelle liste dell'Unione per gli italiani all'estero nella circoscrizione Centro e Nord America. L'on. Bucchino è partito sabato alla volta di Roma per la cerimonia del giuramento, per organizzare il suo ufficio romano e ovviamente per prendere contatti con i suoi colleghi eletto all'estero oltre che con quello del suo schieramento politico.Prima di lasciare Toronto, in una intervista al Corriere Canadese, Bucchino si è detto onorato dalla fiducia concessagli dagli elettori e ha riconfermato il suo impegno «a rappresentarli degnamente nel parlamento italiano».Bucchino sta intanto già guardando al futuro e pensa a come rendere più scorrevoli le consultazioni elettorali future chiedendo l'istituzione di un registro in cui gli elettori interessati al voto dovrebbero iscriversi di propria iniziativa. «In effetti - ricorda Bucchino in una lettera aperta la scorsa settimana - tale proposta era stata già presentata a Toronto due anni fa alla commissione senatoriale di studio sul voto all'estero in un incontro con il Comites e il CGIE». In quella occasione Bucchino ricorda che ai senatori presenti fu sottolineata «la situazione disastrosa delle anagrafi e proponemmo, in loro vece, l'istituzione di un registro nel quale gli aventi diritto al voto che fossero interessati a esprimerlo potessero iscriversi».A questo proposito Bucchino ricorda che «in Canada, esiste un aggancio automatico, secondo il quale il cittadino interessato a votare, segnala tale intenzione contrassegnando una semplice casella sulla dichiarazione dei redditi. Naturalmente l'iniziativa avrebbe dovuto essere opportunamente propagandata. Ciò avrebbe eliminato la zavorra dei morti e di chi non è interessato a votare consentendo, nello stesso tempo, il recupero degli esclusi dall'anagrafe».Vi furono molte obiezioni a tale proposta che Bucchino ora intende riproporre con maggiore forza: «Adesso si apre una nuova legislatura: toccherà quindi a noi - scrive - spingere nel modo più deciso verso un ammodernamento delle procedure e, soprattutto, della mentalità, con il fermo intento di superare anacronistiche resistenze, dovunque queste possano annidarsi». 
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Bucchino: «Niente brogli ma disastro organizzativo» 
Articolo pubblicato il: 2006-04-14  
Quella dell'Ulivo nel Nordamerica è stata una bella vittoria, con due eletti su tre (undeputato e un senatore, Gino Bucchino e Renato Turano), nonostante tutti o quasi dessero, prima dello scrutinio, il centro destra vincente. Lo hanno sostenuto ieri a New York incontrando i giornalisti italiani lo stesso Bucchino (in videoconferenza da Toronto), e Silvana Mangione, la candidata dell'Ulivo a New York, che ha ottenuto quasi 8mila preferenze. Secondo i due candidati diversi fattori hanno giocato infavore dell'Unione, tra i quali la decisione di presentare una lista unica del centro-sinistra (cosa che non è successa nello schieramento opposto), ma anche la composizione dell'elettorato del Centro America, risultato molto simile a quello italiano, ha avuto un suo peso.Sia Bucchino sia la Mangione hanno escluso che ci possano essere stati brogli, evidenziando il fatto che se ci sono state schede non consegnate o rimandate indietro è perché le liste non sono state aggiornate come avrebbero dovuto. «Dal punto di vista organizzativo è stato un disastro totale», ha detto Bucchino ricordando che «la legge elettorale l'hanno fatta loro», cioé il governo di centrodestra. Secondo la Mangione «chi è causa del suo mal pianga sé stesso». 
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Bucchino unico eletto in Canada: «Ha vinto la comunità» 
Il torontino dell'Unione vola alla Camera: ha raccolto 10.332 preferenze in tutto il Nordamerica 
Di ALAN PATARGA  
Articolo pubblicato il: 2006-04-12  
 
«Parlo con l'onorevole Bucchino?»
«No, Gino Bucchino. E basta», risponde lui, con in sottofondo un tintinnio di calici e le risate dei sostenitori.Da ieri pomeriggio, infatti, Toronto ha il suo deputato, un risultato reso possibile dalla tanto discussa legge per il voto degli italiani all'estero voluta dal ministro Mirko Tremaglia. Di quella legge, nella ripartizione Centro e Nordamerica della circoscrizione estero, la maggior beneficiaria è stata l'Unione, che su tre seggi in palio (due alla Camera, uno al Senato), ne ha portati a casa due, uno a Montecitorio e un altro a Palazzo Madama.Alla Camera dei deputati andrà a sedersi il medico torontino Gino Bucchino, espressione dei Democratici di Sinistra, membro del Comites locale e consigliere del Cgie, che con oltre 10mila voti di preferenza è risultato il più votato tra tutti i candidati dell'Unione a livello continentale. Ben distanziato, a quota 8mila, l'altro canadese del centrosinistra in lizza: il montrealese Giovanni Rapanà, che però non volerà a Roma.Mentre parla al telefono, Bucchino non riesce a contenere l'entusiasmo. è felice, e si sente: «Abbiamo la maggioranza dei voti in tutto il Nordamerica, in Canada, a Toronto - dice al Corriere Canadese - siamo primi ovunque, e questo è già un gran risultato. Poi sono felicissimo per essere stato eletto, ovviamente. C'è la soddisfazione per la nostra comunità che meritava di vincere: dal canto mio spero di poter lavorare come vorrei, e di far bene questo lavoro. Insomma, credo e spero di poter essere la voce della nostra comunità a Roma. Sarà un onore incredibile».Lei è il candidato italocanadese che ha raccolto più consensi di tutti: i dati definitivi del ministero dell'Interno parlano di 10.332 preferenze. Come giudica questo risultato? 
«Sono una montagna di voti, significa che oltre diecimila persone si sono messe a scrivere il mio nome, oltre che barrare il simbolo dell'Unione. Immagino che la gran parte di questi voti venga dal Canada, e lo trovo ancor più straordinario, perché qui a votare sono state appena 40mila persone. Come dire che un quarto di loro ha scelto me, dandomi fiducia». 
Molti candidati hanno criticato duramente il sistema elettorale. Qualcuno è arrivato a ipotizzare brogli. Qual è la sua impressione? 
«Che il sistema debba essere riformato, su questo non c'è dubbio. Ma d'altro canto eravamo al primo tentativo, che si è rivelato un disastro. Dovremo riflettere su una nuova legge elettorale per gli italiani residenti all'estero, quella attuale - così com'è - è improponibile. Certo, questa non sarà una priorità dei primi cento giorni. Ci sono cinque anni davanti, prima di una nuova elezione». 
Ora che i parlamentari eletti all'estero ci sono, e lei è tra quelli, crede che uno di voi abbia il diritto di entrare nel nuovo governo come ministro? 
«Direi che sarebbe un atto dovuto da parte del nuovo presidente del Consiglio prevedere che uno di noi diventi ministro per gli Italiani nel mondo. Io mi chiamo fuori, ma penso a persone dal curriculum ideale, come Franco Narducci, che è segretario generale del Cgie, o Marco Fedi dall'Australia». 
Di promesse in campagna elettorale ne sono state fatte tante. Lei, però, è l'unico qui in Canada che sarà chiamato a mantenerle, a maggior ragione perché in maggioranza. Vogliamo fare una scaletta dei primi cento giorni? Cosa c'è nell'agenda di Gino Bucchino? 
«La legge per la cittadinanza, con la riapertura dei termini per il riacquisto. Chiedere di riesumare il progetto di riforma che ora giace dimenticato in commissione sarà il mio primo atto in Parlamento. E poi i consolati: non possiamo lasciarli senza soldi come sono ora, o non riusciranno mai a funzionare come dovrebbero. Ecco, direi che i primi punti su cui battere saranno questi due». 
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Bucchino: «Pensioni per tutti e riacquisto della cittadinanza» 
Lingua italiana, Rai International e consolati nel programma del candidato dell'Unione alla Camera 
Di ALAN PATARGA  
Articolo pubblicato il: 2006-03-03  
Eccolo qui, il "popolo della sinistra" italocanadese, riunito in una banquet hall di Woodbridge a celebrare la sua nascita.Perché con questa "prima" del voto per gli italiani all'estero tutto sa di novità, e anche un comizio elettorale può sembrare qualcosa di nuovo. è nuovo, per i tanti intervenuti al Montecassino Place di Woodbridge a sostenere la candidatura alla Camera dei deputati di Gino Bucchino, tornare a pensare alla politica italiana dopo una vita spesa in Canada a dover scegliere - di volta in volta - se sentirsi più simili ai liberali o all'Ndp. è nuovo anche ritrovarsi insieme all'improvviso - e non un po' alla volta, com'è successo in Italia, con gli anni - ex democristiani ed ex comunisti, spalla a spalla, dopo non essersi capiti per mezzo secolo. E poi c'è - e sembrano parecchi - chi di politica ne mastica proprio poca, ma che magari ha stima per il candidato, lo conosce, da lui è stato aiutato in qualche modo, e vuole ricambiare il favore con un voto e un passaparola.è davanti a una platea così composta - cinquant'anni e più l'età media - che si presenta Gino Bucchino, medico e nutrizionista, con un passato di volontario in Africa e (fino a poche settimane fa) di presidente del patronato Inca-Cgil di Toronto.Bucchino è candidato per un seggio alla Camera dei deputati, in Italia, per l'Unione, l'alleanza guidata da Romano Prodi che annovera al suo interno Ds, Margherita, Rifondazione comunista, radicali, socialisti e Verdi. Per l'occasione, in platea si sono presentati anche alcuni tra gli altri portacolori del centrosinistra in Nordamerica: i canadesi Giovanni Rapanà di Montréal (anche lui in corsa per Montecitorio) e Rocco Di Trollio di Vancouver (per il Senato) e il capolista per Palazzo Madama, Renato Turano di Chicago. Ma il protagonista, questa volta, è Bucchino. è di lui che parlano gli oratori della serata, come il dottor Renzo Carbone, che ne ripercorre i primi passi come nutrizionista in Canada, e come Elio Costa, professore emerito della York University, che ne sottolinea «le grandi doti di uomo di cultura». 
Chiusa la parentesi degli elogi, si apre quella della politica. Lo fa, senza indulgere ai mezzi termini, l'ospite d'onore della serata, la senatrice napoletana Maria Grazia Pagano, dei Democratici di Sinistra, che punta tutto sull'ideologia: «Più che un voto per le persone - dice - quello del 9 e 10 aprile è un voto politico, centrosinistra e centrodestra non sono la stessa cosa: il centrodestra diffonde nel mondo un'idea dell'Italia e degli italiani tutta pizza, mandolino e valigie di cartone». E ancora: «Nella Cdl in tanti si candidano solo per avere il titolo di onorevole davanti al nome» e «non è vero che la legge per il voto all'estero l'hanno voluta loro». E per concludere: «L'Italia di Berlusconi è un'Italietta, l'Italietta di Mussolini, serva degli americani. Con Prodi, invece, era rispettata».A rimettere un po' a posto le cose, dopo tanta foga, ci pensa proprio Bucchino, che senza tralasciare del tutto le motivazioni ideali preferisce parlare di provvedimenti concreti per gli italiani all'estero e, già che c'è, per quelli del Canada. Tanti i punti toccati: «Dovremo fare di più per la promozione della lingua e della cultura italiana - dice l'aspirante deputato - promuovendo una nuova legge in materia ma anche sostenendo le istituzioni, come il Centro Scuola, che da anni lavorano su questo versante. Ma, anche, spingendo per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio tra Italia e Canada».Per gli anziani una delle novità principali: «L'idea - spiega Bucchino - è di estendere l'assegno sociale (la cosiddetta "pensione minima", ndr) a tutti gli anziani oltre i 65 anni residenti all'estero che ne abbiano i requisiti, o comunque creare una sorta di "assegno di solidarietà" per loro».Poi il capitolo Rai International: «è stato un successo averla - spiega il candidato dell'Unione - ma così com'è non va bene. Vogliamo il meglio della programmazione italiana, non una tv che - per gli scarsi fondi destinati dal governo - manda in onda solo repliche vecchie di trent'anni. Tedeschi e francesi spendono cento volte di più per le loro tv all'estero, possiamo fare di meno noi italiani?». 
Bucchino insiste poi sul riacquisto della cittadinanza: «La "finestra" per le domande è stata troppo breve - dice - e tanti non hanno potuto approfittarne. Noi proporremo la riapertura a tempo indeterminato dei termini per il riacquisto e - per quanto riguarda i giuliano-dalmati - chiederemo il riacquisto automatico della cittadinanza, dopo mezzo secolo di ingiustizia».Un ultimo accenno alla "piaga" dei consolati: «Non hanno nemmeno i soldi per pagare le bollette - conclude il candidato dell'Unione - non possono più lavorare e per noi i disagi sono sempre di più. De-vono aumentare subito fondi e personale». 
 
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